BIOGRAFIA

 

Alberto Giovannini è nato ad Orvieto (TR) il 18 aprile 1970.

Agli inizi degli anni 90’ si trasferisce a Viterbo dove consegue la Laurea in Scienze Forestali presso la Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi della Tuscia.

A Viterbo comincia lavorare in diversi settori del sociale all'interno di servizi rivolti a persone svantaggiate e con bisogni educativi speciali.

Consegue una seconda laurea in Scienze Psico-Pedagogiche e Sociali (ISTITUTO PROGETTO UOMO) ed attualmente lavora nelle scuole superiori della Provincia di Viterbo come educatore.

Inizia a dipingere nel 1998, dapprima sperimentando l’uso e la fusione di materiale plastico, per poi passare ai colori ad olio e acrilici utilizzando sempre e comunque materiali in grado di infondere spessore e fisicità alle opere (carta vetrata, legno, gesso, fili di ferro).

Dal 2010 inizia un percorso di ricerca parallelo, sperimentandosi nell'uso della pittura digitale (FASE IPOMATERICA)

Dal 2017 inizia una nuova fase di sperimentazione denominata "THE GARAGE MIND PROJECT" creando uno studio di pittura, di studio e di ricerca nel garage della propria abitazione trasformandolo in spazio espositivo permanente.

<< Mi sono chiesto molte volte, sia durante la lavorazione di un opera, sia quando questa, una volta terminata, rimane ferma appesa alla parete, in cosa consista il lavoro di un artista.

Una naturale conseguenza di una esigenza primordiale di comunicare al mondo con un linguaggio non convenzionale o più sentimentalmente (in a sentimental mood per dirla alla Duke Ellington) una  ricerca interiore etica/estetica necessaria a dare un senso alla propria esistenza per capire cosa si nasconde nella parte meno visibile del nostro IO?

Lavorando mi rendo conto dell’impossibilità di definire ciò che sto cercando e soprattutto dell’impossibilità di raggiungere un punto di arrivo prefissato. E' il percorso che determina il risultato e non viceversa.

Questo aspetto mi fa sentire molto vicino al musicista jazz quando, libero da ogni spartito musicale , si trova ad improvvisare tirando fuori tutto ciò che ha dentro in quel momento raggiungendo alla fine del concerto UNO, e solo UN risultato, fra gli infiniti possibili.

Per me è fondamentale l' improvvisazione pittorica, la libertà, di movimento, l'azione svincolata dal limite cognitivo, l'elaborazione non obbligatoria di un tema. Si dipinge con le mani ma si colora con tutto quello che esce dal cuore. La mia pittura è emotiva, imperfetta, mai definitiva.

Generalmente quando inizio un opera ho sempre un'idea (o un ideale) su come realizzarla, ma quando le mani cominciano a muoversi sulla tela e le emozioni rompono l'argine della ragione, questa inevitabilmente viene sopraffatta da altre idee espressive che mi portano a raggiungere risultati diversi, non immaginabili a priori, certamente validi ed autentici perché profondamente liberi e dinamici.

Tecnicamente questa elaborazione si traduce in una continua sovrapposizione di colore che produce nelle opere uno spessore ben evidente che amo definire la “parte fisica” del quadro della quale si nutre il disegno o segno finale che deve adagiarsi su di essa in perfetto equilibrio visivo>>.

Cacho salinas odiava i polli e non per il sapore, li odiava perche'erano stupidi e per colpa loro si trasmetteva una malattia il cui primo sintomo era la mancanza di immaginazione.

L'OMBRA DI QUEL CHE ERAVAMO: L.SEPULVEDA

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